Mare di pagine- Diano Marina
Maggio 9, 2008
Un Mare di Pagine – seconda edizione

Si tratta di un’occasione unica per far interagire l’intera cittadina e i suoi turisti col mondo dell’editoria e della cultura.
Infatti tutta l’area pedonale del paese accoglierà stand espositivi di editori, totalmente offerti dal Comune che si accolla ogni spesa comprese le tasse del suolo pubblico: gli editori non pagano nulla.
Nell’ambito della manifestazione vi saranno anche incontri con gli autori, dibattiti, conferenze, presentazioni di libri. Patrocinato dal Comune di Diano Marina (IM), l’evento durerà da giovedì 15 a domenica 18 maggio. Tra gli autori ospiti ci saranno Andrea B. Nardi (Eumeswil), Marino Magliani (Longanesi), Franz Krauspenhaar (Fazi), Beppe Sebaste (Einaudi Stile Libero), Marco Archetti (Feltrinelli), Fabio Cestelli (Rai-Eri), e altri, oltre a conferenze fra giornalisti sui temi dell’informazione.
Marino Magliani,Quella notte a Dolcedo
Maggio 5, 2008
presentano
MARINO MAGLIANI ,QUELLA NOTTE A DOLCEDO
Longanesi ,Pagine 264 , Anno 2008
C’è una nostalgia che impedisce di vivere e un’altra che spinge a tornare. Hans Lotle, soldato tedesco che ha combattuto la guerra in Liguria, le conosce entrambe. Ma da Berlino Est non è semplice tornare nei luoghi dove, una notte d’estate del 1944, è avvenuta una strage. Tutto era accaduto in fretta: urla, spari, granate in un fosso dove era nascosta un’intera famiglia. Chi li aveva traditi, e perché? Lì, tra i rovi, Hans aveva intravisto lo sguardo terrorizzato di una bambina. E non aveva mai più dimenticato. In Germania intanto qualcuno lo controlla. È un ufficiale della DDR che lo fa seguire fino a dopo la caduta del Muro. È per qualche conto lasciato in sospeso dalla guerra? O si tratta di motivi personali? Ora lui è riuscito a tornare a Dolcedo: potrebbe far luce su quell’episodio tragico, o potrebbe farlo Lori, una giovane donna un po’ sbandata legata a filo doppio alla verità che lui sta cercando. Piano piano, però, il paesaggio lo rapisce con i suoi odori e i suoi ulivi, tanto che la sua ricerca alla fine diventa altro: un modo di continuare a sfuggire alla vita, anche. E come i mammut che qui venivano a morire, Hans finirebbe dimenticato da tutti se da Berlino qualcuno non lo venisse a cercare con una sorprendente proposta.
L’intervista a Marino Magliani per Il nostro blog “Caffe della conoscenza rende liberi “, rilasciata ad Andrea B.Nardi.
un brano dell’intervista:
Quando hai cominciato a scrivere questa storia?
Alla fine degli anni 80. Quella del veterano tedesco che torna in Liguria è sicuramente uno dei primi personaggi che ho incontrato camminando sulla spiaggia di IJmuiden, dove vivo da vent’anni ormai.
Inizialmente era un cittadino della Germania Ovest, ma poi mi sono reso conto che non reggeva. Un cittadino libero di lasciare la sua terra, com’era uno della Germania Ovest, non avrebbe mai aspettato più di 40 anni prima di tornare sul campo di battaglia a cercare di capire, di spartire una colpa.
Così un giorno, sulla spiaggia di IJmuiden, al fondo – si tratta di una spiaggia lunga chilometri – incontrai un vecchio. Mi aspettava, disse, era il personaggio Hans Lotle. Aveva fatto anch’egli la guerra in Liguria, ma era di Berlino Est, per questo durante tutto questo tempo non era potuto tornare.
Se fosse stata una grande colpa di cui liberarsi, il bisogno di indagine non avrebbe portato il veterano Lotle a tentare lo stesso di scappare da Berlino per tornare in Liguria?
Certamente, l’avrebbe fatto, ma avrebbe lasciato sua madre di là e qui c’è un torrente che scorre sotterraneo accanto all’indagine, un corso alimentato dal rapporto con sua madre, che giustifica il fatto per cui non sia mai potuto tornare se non quando sua madre é morta.
segue sul Caffe della conoscenza rende liberi
Intervista a Marino Magliani
Ottobre 15, 2007
Intervista a Marino Magliani, autore del romanzo Il collezionista di tempo, editore Sironi (intervista apparsa sul periodico La Riviera).
http://www.marinomagliani.com/index.html
È la storia di Gregorio, narrata in tre momenti cruciali: quasi un film in tre tempi, ma tutti collegati all’unico spazio della terra natale, la Liguria, dalla quale il protagonista ogni volta si allontana e alla quale ogni volta ritorna, come tratto da un incoercibile destino. Nel primo “tempo” Gregorio è ragazzino in collegio, nel secondo un giovane appena congedato dalla leva militare, nel terzo è ormai adulto, emigrato in Olanda. Da sempre, fin dal collegio, Gregorio ode nella sua mente alcune “voci” misteriose, che gli parlano e che guidano le sue scelte, ma di cui lui non sa capire la provenienza. Fin che, durante il suo soggiorno in Olanda, una di queste voci prende una forma meno sfuggente: attraverso una corrispondenza e-mail Gregorio viene contattato da un uomo che vive nel futuro. Scoprirà così che il suo destino e quello del suo corrispondente sono drammaticamente legati e che solo un suo ultimo decisivo ritorno a casa potrà s
alvare la vita di entrambi.
Chi è il collezionista di tempo ? E come nasce?
Lasciami dire che siamo tutti destinati a collezionare del tempo e che questa storia nasce appunto dall’esigenza che sente ogni narratore prima o poi di raccontare il suo tempo.
Dopo Prove tecniche e 4 giorni per non morire il protagonista ha ancora lo stesso nome. Perché questa strana scelta?
Il Gregorio Sanderi dei quattro giorni è in un certo qual modo quello delle Prove, ma naturalmente non è il mio alter ego, come qualcuno mi ha chiesto se lo fosse. Ci si affeziona a un nome, se in una piazza sentissi chiamare Gregorio Sanderi mi volterei di scatto. Gregorio era un nome molto caro a Biamonti. Io scelgo i miei nomi andando per esclusione. Mi spiego: in paese, da me, non c’è un Leo, un Gregorio, un Edoardo. Ecco perché li uso. Perché nessuno poi mi venga a dire: ah il mio nome…Una sorta di legittima difesa per noi narratori della provincia.
Oltre al nome, il protagonista sembra ripercorrere una parte di un tuo primo romanzo. C’è qualche differenza tra il Gregorio del collegio di Mondovì e del servizio di leva in Prove tecniche di solitudine e quello che incrocia il suo destino in Olanda dell’ultimo libro?
Abbiamo visto come il Gregorio del Collezionista sia un’estensione di quello delle Prove, inoltre Il collezionista contiene un altro mio lavoro di quegli anni, pubblicato anch’esso dall’instancabile Centro Editoriale Imperiese di Emilia Ferrari, un romanzo breve asciugato e ridotto a un racconto. Si tratta della prosa Molo express. Era un lavoro, per certi versi, ancora in fieri, ma che non avrei prodotto senza la cura e la generosità di Emilia. Un lavoro che in quegli anni ebbe fantastici lettori, ed estimatori, che spesero per Il molo importanti parole, come il povero Attilio Mela, Franco Pullia e Franco Carli e Giuseppe Conte, cari amici che ancora rivedo, quando possibile, alla Foce o a presentazione, e coi quali parlo di letture e di mare. E rido anche.
A Giuseppe Conte devo moltissimo, non fosse altro per tutti i libri che mi ha sempre regalato e sui quali mi sono formato.
Anche in quest’ultimo romanzo c’è un forte richiamo ai colori e ai profumi della Riviera di Ponente. Quanto c’è di autobiografico?
Ci sono narratori che raccontano sempre la stessa storia e narratori che raccontano sempre lo stesso posto. Io sono tra questi ultimi. Stavolta, spero, sono riuscito a vedere la Liguria dall’interno, non più come un paesaggio ” in faccia ” ma l’ho penetrata, sono entrato nei rovi e li ho sentiti strappare la carne e ho lasciato che strappassero, ho scritto questo libro col tentativo di medicare quei graffi, ma forse aveva ragione Biamonti, il dolore si può solo dire.
Nel romanzo 4 giorni per non morire citavi espressamente alcuni passi del Biamonti. La critica letteraria inizia ad accostarti al suo nome, ti giova o può essere un rischio?
Quando scrivi una storia, la pianifichi, la lavori, la scrivi e la riscrivi almeno cento volte prima di passare ancora qualche mese a limarla, non ti poni il problema di come la critica affronterà il tuo lavoro, nel senso che sì, lo fai, ci pensi, ma ora temi che passerà inosservato ora credi che se ne occuperanno in molti. Questo succedeva
a me. Vivi in una sorta di paura e di entusiasmo. Certo, sapevo da me che Biamonti aveva tracciato una strada da percorrere, e che io avevo tentato di inseguirla, ma sapevo che l’avevo fatto con le mie gambe. Era la strada del lirismo ligure, della luce che polverizza, i francesi l’hanno chiamato “lirisme aride”. Ciò che poi è successo è che la critica, a partire da Conte sul Giornale, e poi molti altri illustri critici su un buon numero di quotidiani nazionali, hanno speso delle belle parole per i Quattro giorni. Ma anche L’estate dopo Marengo, nel suo piccolo, il romanzo che avevo pubblicato con la piccola casa di nicchia qual è la Philobiblon, era stato apprezzato dalla critica.
Sei contento di tornare in Liguria.
Certamente, ho molti amici nella mia valle, passo le giornate a girare sotto gli ulivi o seduto sugli scogli alla Foce, la sera me ne sto sotto i portici del paese o vado a trovare gli amici. Qui in Olanda vado quasi ogni giorno al mare e allora sto lì e mi vengono in mente i punti di vista, le vedette da cui guardavo il mare l’estate scorsa, ad esempio il mare notturno che ho visto durante una bellissima serata in casa di cari amici ai Poggi di Piani. Ecco cosa mi manca in Olanda, la verticalità, ma tutto non si può avere.
A cosa stai lavorando, e cosa esce di altro di tuo.
Collaboro con articoli a riviste di viaggi, traduco dallo spagnolo. A fine febbraio è uscito un racconto su Nuovi Argomenti sulle nuove schiavitù. A giugno un lungo racconto in un’antologia Guanda. Un racconto su un antologia di Giulio Perrone Editore. A giorni la libreria Bonardi di Amsterdam pubblicherà la traduzione di un mio racconto in olandese. A novembre un racconto su No Reply, un’antologia che sarà una sorta di contaminazione letteratura e musica. Mentre nel 2008 uscirà un mio romanzo con l’editore Longanesi.
Pierantonio Ghiglione